Tempo di bilanci aziendali. Non parliamo di quelli economici. Nella personalissima classifica che abbiamo elaborato io e Andrea ci sono finite le politiche di posizionamento interno e esterno legate alla cultura della diversità. Ecco perciò le aziende Abba, Quasi-Abba e No-Abba. La classifica è stata stilata anche in base alle segnalazioni arrivate sul sito www.abbabusiness.it
Le aziende Abba sono quelle realtà che si sono distinte per alcune dimensioni chiave: politiche esplicite di inclusione e valorizzazione delle diversità in genere (accoglienza) e un generale rispetto delle 7 note dell’abbabusiness. Infine una capacità di reinventare un brand mobiltando anche la comunità GLBT. Attenzione perciò sia al mercato (quindi alla customer base), ma anche alle politiche interne dell’azienda come valorizzazione di tutte le comunità dell’impresa.
Abba 2010
Le imprese dal miglior lato B
1. Azienda: IBM
Menzione: perché è un’azienda dove i manager si mettono in gioco. Non restando nella torre d’avorio aziendale, ma andando dove c’è bisogno. IBM Corporate Service Corp. è un programma di sviluppo della leadership che prevede l’assegnazione di figure professionali IBM in prestito in svariate parti del mondo per programmi di interesse mondiale legati alla pace e allo sviluppo e facenti capo a ONG.
2. Azienda: Citroen
Menzione: perché è una delle poche aziende che in Italia decide di investire risorse economiche in attività culturali e iniziative legate alla comunità GLBT. Inoltre le campagne pubblicitarie tendono anche a rivolgersi alla comunità gay. Con coraggio. Almeno rispetto al mercato pubblicitario italiano. Per giunta Citroen ha già vinto proprio quest’anno il premio European Gay Automotive.
3. Azienda: Vodafone
Menzione: per essersi messa in discussione scusandosi pubblicamente con la comunità GLBT inglese, anche utilizzando i social media e gli strumenti di comunicazione 2.0. Il fatto: un messaggio omofobo parte dal pc di una dipendente di Vodafone UK ed è pubblicato sul blog aziendale. Così la multinazionale decide di licenziare l’intollerante dipendente e di scusarsi immediatamente con tutti gli utenti con un messaggio su Twitter.
Quasi-abba 2010
Le imprese sotto osservazione, a metà strada tra A e B
1. Azienda: Fiat
Menzione: perché per il sito Ledorga la Fiat 500 è stata nominata European Gay Car 2010. Inoltre le Fiat 500 hanno sfilato al Gay Pride di Madrid con 5 diversi allestimenti disegnati appositamente: vesione lesbo, leather, modello cool, versione orso e infine trans. L’azienda multinazionale torinese però ha ancora molti esami da superare sia perché in Italia – sede dell’headquarter dell’azienda – questa esperienza non è stata portata avanti nel corso del Pride nazionale. E sia perché ci sono diverse problematiche da risolvere sul fronte delle politiche interne di gestione del personale.
2. Azienda: Amazon
Menzione: perché il portale ha rimosso temporaneamente 57mila titoli di letteratura omosessuale. Il fatto viene ripreso dal blogger Mark Probst e scatena la protesta della rete. A questo punto l’errore viene superato con le pubbliche scuse.
3. Azienda: Autogrill
Menzione: protagonista anni addietro di un caso di discriminazione sessuale all’interno dell’azienda, quando un dipendente gay la denunciò, è oggi sotto osservazione perché il personale non è abbastanza sorridente, ovvero non risponde allo spirito “aloha” menzionato nel libro “Abbabusiness”… E poi il caffè è francamente migliorabile! Di contro però l’azienda ha aderito alla campagna “si alle diversità, no alle discriminazioni” promossa dalla Unione Europea.
No-abba 2010
Le imprese che hanno mostrato il loro lato A. Il peggiore.
1. Azienda: Rai
Menzione: perché perservera nell’errore. Dopo aver demansionato alcuni dirigenti (compreso il direttore della terza rete) e dopo aver perso la causa, va in appello perseverando nelle proprie convinzioni. L’azienda monolite manifesta il lato A, quello che poche volte si mette in discussione. Inoltre la Rai è una delle poche aziende europee di servizio pubblico che non hanno ancora programmi per la comunità GLBT. C’è da dire che però nel codice etico la non discriminazione per orientamento sessuale è attualmente inclusa.
2. Azienda: Poste
Menzione: perché nella scheda informativa SA8000 rivolta ai fornitori esterni – e pubblicata anche online su Postel.it – non viene citato esplicitamente l’orientamento sessuale quale dimensione di non discriminazione. Peccato, per un’azienda molto radicata sul territorio con oltre 14mila uffici postali e che dovrebbe fare del servizio al cliente (meglio, ai clienti, qualunque essi siano) una bandiera.
3. Azienda: Exxon Mobil
Menzione: perché nel 1999 – quando Exxon si è fusa con Mobil, in Italia è nota col marchio Esso – sono state eliminate tutte le norme che prevedevano benefit per i partner omosessuali, pur mantenendo quelle sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Poche settimana fa – il 26 maggio 2010, durante la nuova votazione per il ripristino dei benefit – solamente il 22% degli azionisti ha votato a favore dell’eliminazione della polizza discriminatoria.